Illustrazione di Nalsco

 

La condizione dell’essere è inseparabile dal suo contrario, la condizione del non essere o del nulla. La consapevolezza del non essere e il confronto col nulla, segnatamente nella forma della morte, genera il sentimento intenso e pervadente dell’Angst (angoscia o paura). Si ritrova perciò, nel cuore stesso del pensiero esistenzialista, la condizione oggi comune di ansia onnipervadente che è l’esperienza della minaccia incombente del non-essere.
L’esistenza si svolge in un mondo o in un universo che si definisce come essere nel mondo. I tre aspetti del mondo dell’esistenza sono l’Umwelt (il mondo intorno o circostante, l’ambiente), la Mitwelt (il mondo con gli altri, la nostra vita di relazioni sociali e interpersonali) e, al centro, l’Eigenwelt (il proprio mondo, il mondo del sé e delle relazioni con se stessi).

Sono stati paradossalmente molti più di quanti possiate pensare, che fossero situazioni di pubblico dominio o semplicemente chiacchiere informali, a venire dal nucleo “al vertice” della nostra Casa editrice, che noi definiamo anatomicamente come la Gestione, per chiederci cosa volesse dire essere degli editori nel grande marasma dell’indipendente.
Domanda talmente tanto semplice da non avere una risposta altrettanto immediata o sbrigativa quanto si possa pensare.
Come si diceva nell’incipit, e sarebbe meglio esplicare il suo perchè, è una condizione di difficile e strano esistenzialismo quella del surviving mars editoriale, con tutti i suoi pro e i suoi contro. Un costante mix tra quei tre mondi che in conflitto tra loro vicendevolmente sprigionano un’Angst duale: quella che noi chiamiamo l’euforia da combattimento, una particolare forma di stress e paura, uno stato d’animo, una condizione psicologica, “diagnosticata” per la prima volta durante la guerra fredda, secondo cui l’individuo che ne entra in contatto vive all’unisono una forte paura della non-esistenza, della morte, e un instancabile e irrefrenabile istinto tossico e dipendente al continuare a combattere e uccidere, e l’Angst catalettica invece tipica dell’ansia da fallimento e dell’apatica condizione della non-esistenza.
È allo stesso tempo una gran rottura di coglioni da farteli diventare talmente grandi da riuscire a volare come su di un’enorme, unica e personale mongolfiera, e si sa che alla fine, volare, è un po’ il sogno di ogni essere umano.

Siamo come dentro Fallout (magari New Vegas), in un covo di Ghoul ferali e Nightkin fuori di testa, in compagnia di un cane robotico in grado solo di farti beccare ogniqualvolta anche solo tenti di passare in modalità furtiva, e una magnum con troppi pochi proiettili da poter esser così fortunato da portare a segno headshots consecutivi, che Bullseye levati proprio. E ammesso che poi riuscissimo a oltrepassare Vault minati e stanze piene di armadietti in cui si spera sempre di trovare munizioni, stimpak o almeno duecento dosi di jet in modo da morire perlomeno felici e completamente strafatti, si arriva a questa bellissima landa desolata, una specie di cava tanto profonda di cui le pareti sono impossibili da scalare per ritornare a casa (anche se ricordatevi che casa vostra è ormai andata, ammesso che ne abbiate mai avuta una), che in questo caso è il mondo dell’Editoria indipendente (e le pareti invalicabili le grandi lobby editoriali), e cosa c’è in questa bellissima cava da cui non potete uscire nemmeno tornando indietro per quel percorso suicida a cui siete appena scampati?

Solo due cose.

Una è il Nulla. Regna sovrano e incontrastato in questo sedicente mercato che ogni giorno alla velocità della luce sforna inutilità editoriali come in preda ad una diarrea libraria non indifferente, che verranno dimenticate nel giro di pochissimo a causa sostanzialmente di due fattori: i contenuti e il prezzo. E qui ci sarebbe da dire molto, ma nella buona essenza del discorso, il nulla pubblica del “nullame” per il puro gusto di farlo, che è composto da storie e personaggi e vicende fatte di nullità e luoghi comuni talmente tanto triti e ritriti e prontamente svoltati “Eh ma io parlo della depressione adolescenziale e del problema del femminicidio visti dalla prospettiva di una ragazzina lesbica dai capelli blu del Paraguay col padre trafficante di droga, la madre prostituta (ovviamente), e il fratello morto suicida a causa delle sue idee progressiste contro il regime.”

E Boooom!

Eccolo che arriva, l’editor indipendente medio che alternativamente prova a proporre un prodotto vecchio quanto lo strutto (nato nel periodo della dominazione spagnola in Sicilia), o stupido quanto modaiolo, alternativizzandolo da cambi magici di prospettiva talmente tanto utili quanto una fotografia dell’ossigeno a un uomo che affoga. Ma lui è il nostro uomo, e anzi non è esattamente un uomo, la sua nullità lo ha portato a cambiare forma, crescere, imbruttirsi e deformarsi, e oltre a quel Nulla onnipresente nella cava, di cui si parlava, eccoli spuntare famelici di invidia e feroci perchè nemmeno la loro madre si è inculata la loro autoproduzione in pelle di cammello venduta a settemila euro (Eh vabbè ma è serigrafata con sangue di ratto talpa radioattivo), in tiratura ovviamente iperlimitata ma solo per un fatto di idiozia imprenditoriale di base, arrivano in branco, in massa, non si riconoscono nemmeno più tra di loro. Puzzano e urlano.

Ecco i nostri editori indipendenti falliti con tanto di prole cresciuta facendogli credere che il mondo è per forza un posto pieno di frustrazione e che è normale a quarant’anni vivere a casa dei genitori, o con tanto di magliette e fidanzate reduci dell’epoca Wu Ming e Frigidaire che ahimè vi spoilero una brutta notizia, è finita cazzo! Questo è un altro giorno. Oggi è un altro giorno. Grazie alla storia e grazie al passato, ci avete fatto sognare e ci avete incoraggiato, ma adesso ci sono altre regole che anche i sognatori qui sopra conoscono, e forse per questo sono morti (anche se non se ne sono ancora resi conto).

E noi siamo lì.
Ecco che arriva la risposta a quella domanda.

Cosa significa essere degli Editor dell’indipendente.
Non lo sappiamo. Possiamo dirvi com’è per noi. Non abbiamo un manuale, abbiamo noi stessi, i nostri autori, i nostri libri, le nostre liti, la nostra contabilità, la nostra vita. Nient’altro.
È come detto prima.
È come essere in una cava senza via d’uscita senza munizioni e con un cane ipocondriaco, mentre un’orda di Deathclaw si avvicina incazzata nera e non ne vuole sapere assolutamente nulla dei vostri o dei nostri libri, a quegli editori falliti e new age non interessa sentirvi blaterare di uguaglianza e fratellanza, perchè quegli editori sono nati con una cecità incredibile. Non vedono che farsi la guerra tra di loro non serve. Cercare di mangiare i pesci più piccoli non rendendosi conto che sono solo delle orate d’allevamento che si nutrono di plancton e miseri cazzi di re, non serve, perchè lì intorno è pieno di squali che il plancton non lo usano nemmeno come digestivo. Non serve fargli capire che uccidendo le nuove leve, o semplicemente ignorandoli commettono Omissione di soccorso, che potrebbe far sopravvivere qualcuno che gliene sarà eternamente grato, ma non come debitore, ma come fratello d’armi. No. Loro sono solo incazzati con noi o con chi è come noi, solo perchè sanno già di aver fallito.

E allora in quella cava, noi, in quelle condizioni che facciamo?

Ci ricordiamo di aver lasciato al cane il nostro amatissimo e pesantissimo FatMan, pronto per essere caricati da mini Nuke, piccole testate nucleari con una potenza distruttiva pari ai Pantera in live, pronto per essere usato.
E se alleanze noi ne proponiamo, e molti altri addetti ai lavori solo per aver provato a fargli capire che l’unione fa davvero la forza in un mercato così piccolo e saturo, ti sputano in un occhio, allora tanto vale sorridere e sganciare megatoni a profusione nel mentre si continua a sognare coi piedi per terra.

Perchè alla fine, come fai a spiccare il volo se hai già la testa fra le nuvole, e non capisci che per volare bisogna prima saltare. E che per saltare bisogna prima puntare i piedi per terra e piegare le ginocchia.

Buon Gioco Fratelli, ci si vede in campo.

Giovanni Catania
Author

Sì sì sono laureato anche io, e non c’è bisogno che ve lo dica. Leggete, e se vi piace tanto meglio. E per l’amor di Dio, se non vi piace, commentate male. Riempiamole le giornate in qualche modo no?

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