Illustrazione di Nicolò Rimerici

 

Voglio chiedervi di usare l’immaginazione. Prendete una macchina, buttateci dentro quattro giovani intorno ai ventitré anni. La macchina non è niente di speciale. E non fate storie per quel ventitré, era per dire – dategli un po’ l’età che preferite, a questi ragazzi.

Prendete una macchina, dicevo, e lanciatela ai centocinquanta in autostrada. Nel bagagliaio ci sono sei valigie, quattro piene di vestiti, due piene di libri, più una serie imprecisata di oggetti, corredi, espositori di cartone ripiegati. C’è un soprammobile a forma di lampada pieno di tappi di sughero, c’è una bandiera americana stampata su tessuto, c’è un enorme banner in pvc arrotolato su se stesso. Ora non potete srotolarlo, il banner, dato che la macchina (non dimenticatelo) è sparata a centocinquanta in autostrada. Ma sopra, bianca su sfondo nero, è stampata enorme la scritta PROTT Edizioni.

Lo so, sembra l’inizio di un film un po’ sentimentale, magari melodrammatico, una finzione. Quattro giovani sognatori, una casa editrice, il catalogo quasi tutto lì, stipato in una macchina. Sapete cosa rende reale tutto questo?

Il fatto che dallo stereo non arrivino gli AC/DC, né Mykonos dei Fleet Foxes, né qualsiasi altro pezzo che vi aspettereste tra quelli sentiti mille volte al cinema. No. Affatto. Dallo stereo, alzato a livelli pericolosi di volume per annebbiarvi ogni residuo di pensiero negativo, c’è Lui.

Massimo Ranieri.

Facciamo un passo indietro, guardiamo il quadro più ampio.

PROTT Edizioni esiste da ormai un anno. Da un anno scriviamo, disegniamo e pubblichiamo storie, ed è bellissimo – le scelte stilistiche, editoriali, è un lavoro meraviglioso. Avere il prodotto finito tra le mani, poi, ti trasmette sempre un fascino incredibile. Lo guardi e lo studi come fosse un’opera d’arte (cosa che in effetti è, detto tra noi). Lo sfogli e te ne innamori. Ma la vera festa arriva quando devi portarlo al pubblico, quel prodotto. Quando devi presentarlo. Quando devi venderlo. Il divertimento arriva con le fiere.

Il mio primo evento fuori porta (dopo il Fruit e il Barrique) con PROTT è stato il Treviso Comic Book Festival. Settembre 2017, estate appena finita. Era la prima volta che conoscevo per davvero i componenti della casa editrice, la prima volta che mi trovavo a conviverci allo stesso stand. La prima volta che vedevo un editore all’opera da così vicino, ed era il mio editore. Faceva effetto. Era alienante. Tutto il giorno a parlare, a incontrare persone, a imbustare libri e a contare soldi. L’area espositiva chiudeva col buio delle sette, e noi allora andavamo alla ricerca di un posto dove mangiare qualcosa.

Avevamo preso due appartamenti separati, ma cenavamo sempre tutti insieme.
Si parlava dei risultati della giornata, dei nostri punti di forza, dei nostri punti deboli, si faceva un piano per il giorno dopo e mille piani per il futuro. Quel futuro sarebbe arrivato a comprendere questo presente, e nel momento in cui scrivo posso dirvi che molti di quei piani sono stati realizzati.
Non voglio tessere lodi ingiustificate. Voglio dire che PROTT è una macchina da guerra, e io lo capii a Treviso.

C’era un qualcosa di difficile e diabolico, in quel lavoro e in quelle persone, che mi piaceva da morire. Forse vi è capitata un’esperienza simile nel vostro campo, e forse capite cosa intendo. Avete a che fare con un mare di sapere a voi sconosciuto, e tutto quel potenziale materiale da imparare vi scalda il sangue nelle vene. Ogni viaggio è così, quando siete a contatto con chi ha qualcosa di nuovo da insegnarvi.
Quella volta, per inciso, scoprii anche il talento culinario del nostro Editore Capo. Non che il risotto con gamberi e pesche (no, non pesce, proprio pesche, la frutta. Dico sul serio) mi abbia convinto a entrare dentro PROTT. Ma mi diede probabilmente un’ottima spinta.
La volta successiva fu a Torino. Eravamo più organizzati, anche se dormivamo sempre in due posti diversi. Quella volta facemmo il viaggio in treno, ed io capii fin dalla prima sera che la macchina mi sarebbe mancata parecchio. Solo, gli altri già accasati, la valigia appresso e il telefono quasi scarico, presi il tram sbagliato e mi persi cercando di arrivare a casa di uno dei nostri illustratori. Non pagai il biglietto del tram. L’autista mi scambiò per un turista e mi disse che it’s okay, in Italy we don’t control the tickets. Cosa potevo rispondere? Feci Danke Schön e mi misi ad ascoltare Der Kommissar di Falco, da vero turista tedesco. Il turista tedesco va sempre di moda.
(Agenzia dei Trasporti di Torino, non venite a cercarmi coi forconi. Nel viaggio di ritorno mi sentii in colpa e comprai due biglietti anziché uno, per rimediare all’offesa.)

Ma Torino, giusto per tornare a noi, è una città bellissima, in cui vale anche la pena di perdersi. Alla fine della fiera uscimmo per festeggiare. Io e Roberto, uno degli illustratori, tornammo a casa tardissimo con un taxi. Avevamo bevuto abbastanza da restare imbambolati mezz’ora davanti alla vetrina di un barbiere che trasmetteva su uno schermo le foto di celebrità imbarazzanti da lui pettinate. Era uno spettacolo osceno. C’era Platinette, credo, e qualche famoso cantautore italiano degli anni ’80. Il barbiere sorrideva sempre, ma le foto erano talmente brutte da farti domandare il perché di quello slideshow. Non era proprio necessario, e sicuramente non portava gli effetti sperati.

È un ricordo un po’ annebbiato quello di Torino, ma raramente ho riso così tanto da ubriaco.

L’ultimo viaggio in ordine cronologico è stato quello per il BordaFest. Ricordate la scena di cui parlavamo all’inizio di quest’articolo? Ecco. A centocinquanta in autostrada, con gli appennini intorno a noi e Se Bruciasse la Città al massimo volume, eravamo diretti verso Lucca.
Una premessa. Se non siete mai andati al Borda, fateci un pensierino la prossima volta che capitate al Lucca Comix. Perché è un evento dal cuore underground, che dentro fa l’effetto del seminterrato di una discoteca Berlinese, ma coi tavoli di fumetti al posto dei cubi colorati e le canne, beh, al posto delle canne. Qualcosa di speciale, sicuramente.
Certo, il fatto che a novembre fosse organizzato in una grotta non ci ha aiutati molto. E non ci ha aiutati neanche lasciare un solo strato di plastica nera sopra il nostro tavolo, dove erano disposte tutte le pubblicazioni. Non ci ha evitato il periodo. Non ci ha aiutati la pioggia. L’acqua che filtrava dal soffitto non ci ha aiutati.

Dire PORCA PUTTANA il mattino dopo, quando una volta arrivati abbiamo trovato i nostri libri zuppi d’acqua e infradiciati, non ci ha aiutati. Ma è stato liberatorio.

Ma anche questo, a dire il vero, fa parte del divertimento. Ogni volta torniamo a casa stremati, le valigie dei vestiti piene di panni sporchi e le scatole di libri più o meno vuote, a seconda di quanto siamo stati bravi. Tiriamo le somme, come alla fine di una maratona. Bene, diciamo, questo funziona, quest’altro anche, continuiamo così. Però la prossima volta più organizzati. Più responsabili. Più attenti. Quello che conta è arrivare al prossimo evento con qualcosa in più.
E in questo, credeteci, davvero PROTT è come una macchina in viaggio.

La strada fino all’obiettivo è lunga. La macchina non è niente di speciale.

Ma noi cantiamo a squarciagola, lanciati ai centocinquanta in autostrada.

Write A Comment