Illustrazione di Andrea Pizzo

 

Un classico motto Twainiano dice che “Dapprima Dio creò l’uomo, poi la donna. Dopo, l’uomo gli fece pena e gli diede il tabacco.” Sessismi o sofismi a parte evitiamo di decontestualizzare il nostro caro vecchio Mark, e di tacciarlo di complottismi anti-gender, e partiamo da un’incessante ironia fondatrice di molteplici riflessioni sui massimi sistemi, di cui l’altrettanto famoso Alphonse Toussenel, si servì in maniera sicuramente più pacata affermando che “In principio Dio creò l’uomo, ma vedendolo così debole gli donò il cane.”

Ok.

Diciamo che è un po’ su questo spirito che, in una giornata troppo calda di Maggio, durante un corso di marketing editoriale, discutendo con due colleghi sull’inutilità della moviola in partite di Champions ad alto tasso alcoolico, chiesi loro se ci fosse una remota possibilità che, al mondo più che saturo dell’Editoria (parola che ormai oggi ha lo stesso valore della pizza per i Filippini), mancasse qualcosa. Qualcosa ancora impensato ma estremamente utile.
Desistemmo dopo poco. Spogliarelliste, droghe sintetiche e un mood alla Tony Montana, forse non erano proprio le cose di cui l’Editoria avesse bisogno. Anche se in realtà è una cosa che continuo a pensare come ipotetica soluzione all’arrivismo, alle raccomandazioni, alle onde mediatiche cavalcate da illustratrici prostitute di serie B e scrittori di fotoromanzi new age spacciati per letteratura erotico-sociale. Alla fine sarebbe meglio una buon vecchia e sana lotta tra gang invece di ridicoli pettegolezzi da parte di perfetti estranei con cui non si è avuto nemmeno il piacere di andare a bere una birra prima di farsi insultare, e che probabilmente nel giro di un anno o due avranno leccato il culo a chi di dovere sacrificando amicizie e colleghi e una reputazione e una dignità praticamente inesistenti già da prima, e le loro auto-produzioni finite del dimenticatoio per non dire nel cesso. L’ho detto mi sa. Vabbè.

Lo spirito comunque era pacatamente belligerante, ma intorno a noi, soprattutto a Bologna, erano state accatastate ormai troppe delusioni dagli addetti ai lavori che avevano dovuto sopportare nel vedersi fallire. Sono molte le persone che pur di non vedersi fallire lasciano alla paura le redini dell’agire. Ma alla fine noi parlavamo di sesso, droga e sparatorie, non ci saremmo mai lasciati prendere dal panico o dallo sconforto. Né quel giorno né mai (il mai è solo enfatico).

Non fu poi tanto lungo il processo che ci portò a metter su una Casa editrice vera e propria, e nemmeno poi così complesso sotto un aspetto puramente burocratico. Eravamo in tre, ma poco prima di iniziare tutta la fase di progettazione che ancora non prevedeva quella di creare un’Edizione, l’unica ragazza del nostro trio, nonché una delle mie migliori amiche, ritornò in patria. Inutile dilungarsi. È felice, fidanzata e fa la pasticcera adesso. A pensarci ora avrei barattato tutto con lei, ma ahimè, indietro non si torna anche se i sogni di gloria nella carriera culinaria per me continuano ad essere più vivi che mai.

Prott nacque in una caldissima estate e durante un viaggio in Sicilia tribolato e durato più del previsto a causa di errori (fortunati alla fine) di acquisto biglietti aerei. Non mi dilungherò, ma sappiate che il tutto finì con un inseguimento in Panda da Ragusa a Messina per riuscire ad imbarcarci sul bus che avrebbe dovuto portare il sottoscritto (e una delle persone che poi sarebbe divenuta una dei nostri editori) a Roma, per poi prendere un aereo per la Puglia il giorno dopo. Il tutto fu un viaggio di più di quindici ore.

Nacque con una ricerca spasmodica di staff alla fine di una rilassata progettazione di quella che poi sarebbe stata la nostra prima produzione. Produzione che in realtà sarebbe dovuta essere il nostro Unicum (l’idea di Casa editrice non era ancora nemmeno un’ipotesi).

Da Agosto a Dicembre 2016 senza che ce lo potessimo aspettare, con il redivivo membro del trio che era diventato ormai un duo, riuscimmo a tirar su un organico di quindici persone tra illustratori e pubblicisti.
Troppo bello per essere vero, e troppo impegnativo per esserci riusciti a organizzare per bene, ma per il rotto della cuffia portammo a termine la nostra prima ed erculea fatica, che vista ad oggi, ci sembra un ricordo tanto lontano e tanto idiota da farci guardare negli occhi con una nostalgica nevrosi con tanto di tic agli occhi e spasmi muscolari inconsulti.

Così, in occasione di Fruit Exhibition 2017 ci presentammo col nostro Magazine omonimo di seconda cronaca pieno zeppo di illustrazioni e articoli assurdi da far rabbrividire il migliore dei perbenisti nel credere che siano davvero veri. Ma questa è un’altra storia di cui magari vi parleremo da qualche altra parte o in una circostanza più propizia o più alcoolica (purtroppo sono astemio, scusatemi ma sarebbe dovuta arrivare prima o poi questa confessione).

Ad oggi la squadra ha subito sostituzioni, perdite, suicidi e omicidi sfiorati, dipartite alla Way back e foibe evitate alla Alberto Tomba nello slalom gigante. Contiamo una trentina di persone tra illustratori e pubblicisti, e svariate collaborazioni esterne con autori e festival di settore. Ce l’abbiamo fatta? No. O almeno non per i nostri standard. Quali sono i nostri standard? Ah beh Boh. Sicuramente sono particolarmente alti, ma solo perchè è alta la concezione che abbiamo dei nostri e dei lettori in generale e di ciò che con la pacata belligeranza di prima vogliamo proporgli o più che altro scagliargli contro.

Ah! quasi dimenticavo.

Prott.

Il nostro nome.

All’inizio si pensava di inserire un punto esclamativo alla fine. Evitammo. Come scoreggia andava già bene così. Eh sì, avete capito bene, Prott è proprio quel che è. Cosa avete capito?
Una Casa editrice. Una di quelle case editrici liberatorie, oppure una di quelle che quando arriva non ti avvisa, e magari brucia un po’. Ma alla fine, quasi sempre, puzza. Ma ehi! A chi non piacciono le proprie!

P.S. Il trio divenne un duo per poi lasciarmi da solo con nuovi componenti. Attualmente siamo tre Editori e un Direttore Artistico a gestire un branco di scalmanati idioti.
Notizie non pervenute dalla seconda dipartita del trio.
Michela sta ancora bene invece, e continua a fare ottimi dolci.

Passo e chiudo!

Giovanni Catania
Author

Sì sì sono laureato anche io, e non c’è bisogno che ve lo dica. Leggete, e se vi piace tanto meglio. E per l’amor di Dio, se non vi piace, commentate male. Riempiamole le giornate in qualche modo no?

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