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L’ETICA DEL PROTTISMO

Illustrazione di Samuele Recchia

 

Disse un saggio che “Ruminare attorno alla coscienza delle cose è sempre cosa ardua, e guardando dall’esterno per quanto sia difficile, lo è sempre di più affrancarsi dall’interno.”

Forse nessuno nasce con un’Etica o con una coscienza ben definita a priori prima della suddetta nascita, e per quanto molti uomini arrivino a momenti della loro vita in cui più volte si vedono rinascere, è quasi impossibile allora definirne un punto di congruenza con un realismo stabile, per quanto siamo siffatti anche da fondamenta, ma anche da mutevolezza (o come direbbe la Lindt, irresistibile scioglievolezza).

Ma abbiamo ruminato a lungo, prima di lanciarci in Prott, e forse è un qualcosa che non abbiamo ancora smesso di fare, e che probabilmente non finirà mai. E non è solo un modo perbenista per dire di essere aperti al cambiamento e alle nuove idee, o per evitare di dare una definizione di un qualcosa.
Dare definizione all’Acqua è tanto difficile quanto darne una a un mattone.
Ponetevi di fronte a un mattone e chiedetevi cos’è.
Ha un colore, una forma, un peso, serve per, potrebbe servire a, la sua composizione atomica è eccetera eccetera. Ma qualità, quantità, fine, scopo, fisica e chimica di un qualcosa non sono comunque risposte sufficienti a quella che vi siete posti guardando quell’oggetto apparentemente insignificante. Non vi siete nemmeno lontanamente avvicinati ve lo assicuro.

E allora come si fa?

O meglio.
Si può effettivamente arrivare a comprendere quale sia l’essenza delle cose?

Men che meno delle persone. Men che meno di agglomerati di persone che decidono deliberatamente di riunirsi sotto uno stesso nome, che in questo caso è goliardicamente l’onomatopea di una flatulenza, Prott.
Forse nasce proprio da questo nostro spirito. E forse questo spirito nasce da un bisogno, e forse ogni cosa nasce da un bisogno, ogni creazione, ogni sfogo, semplicemente ogni azione. Il bisogno di forza, il bisogno di essere amati, il bisogno di essere accettati e apprezzati, il bisogno di dire la propria e di farsi ascoltare, il bisogno semplicemente di donare qualcosa a qualcuno.

L’uomo nasce programmato per lasciare delle tracce. Nasce per essere eterno, programmato tale, per quanto poi non lo possa essere. E qualsiasi atto creativo, oltre ad avere un riscontro quasi sempre anche utilitaristico e strumentale, è un’orma. Una traccia. E le tracce che lasciamo su questo sentiero che ormai viene percorso da migliaia di anni sono la Storia, la nostra Storia, la storia del sempre che inizia da una parte, si dirama, e finirà nello stesso punto. Un segmento in cui la nostra insignificanza in quanto esseri umani viene scandita da passi. Passi che lasciano orme sul terreno.
E se la scrittura, i libri, l’arte, l’editoria, non è nata per far sì che queste tracce potessero essere uno strumento di maggior coscienza di immortalità allora perchè lo facciamo?

Per soldi.

Ah sì certo! Proprio per soldi.
Se l’avete pensato, cortesemente chiudete questo sito, state perdendo il vostro tempo, e lo state facendo perdere a queste righe che comunque rimarranno qui (non in eterno, ma finchè il dominio verrà pagato).

Veniamo da ogni parte d’Italia, e quando ci viene chiesto dove abbiamo la nostra sede è davvero difficile rispondere, è come se fossimo dei nomadi dell’Editoria, dei raminghi nelle Terre di Mezzo, costantemente alla ricerca di azioni e creazioni, che quasi sempre portano alle nostre pubblicazioni.

Ecco però, un qualcosa di etico possiamo dirvelo.
Non siamo una Casa Editrice a pagamento, non viene chiesto a nessun autore un contributo economico per la tiratura del suo progetto, e vi stupirà magari sapere invece quanti di propria spontanea iniziativa decidono invece di proporsi per questo investimento personale, e ovviamente alla fine, se un autore si sobbarca volontariamente una spesa sulla propria opera aiutando una start-up editoriale, le royalties di vendita che gli spettano saranno logicamente più alte.
Calcolate sulla base di cosa?
Etica matematica.
Si calcola una proporzione matematicamente, e ognuno guadagna proporzionalmente a ciò che ha investito. E se non ci credete provate a parlare con qualche nostro autore (esterno) per saperne di più.

Non abbiamo contratti standard, e ogni riga e clausola vengono scritte e concordate mesi e mesi prima di una firma col diretto interessato. Questa è sicuramente una parte della nostra Etica.

Un’Etica e una coscienza costruite attorno a ideali comuni, sogni e speranze, senza chissà quante aspettative. È un po’ come risposi al mio ultimo analista quando mi chiese quali erano le aspettative che avevo riguardo quella terapia. Gli risposi che non avevo aspettative, ma avevo speranza. La speranza di star bene.
E diciamo che anche questa è un po’ una parte fondamentale della nostra coscienza collettiva in quanto Prottiani.

Un altro bel dilemma ovviamente agli esordi fu la definizione di una linea editoriale, forse lo è anche adesso, e alla fine ci piace molto sperimentare e cercare di innovare e innovarci. E non è una scusa per evitare di dire (come prima) cosa siamo e cosa non siamo.

A grandi linee bene o male sapevamo cosa non volevamo fare.
Non volevamo essere la solita nuova start-up editoriale che pubblica mainstream e robe necessariamente socialmente impegnate per tentare di far critica su di un mondo e una società che già sappiamo far schifo, non servono pagine stampate ormai per chiarire questo punto esistenziale.
Non volevamo essere i classici intellettualoidi dediti alle pseudo-analisi esistenziali di depressioni, traumi o drammatismi scevri e scialbi come il pane toscano (chiedo scusa ai toscani, ma vogliamo davvero paragonarlo col pane di Altamura?).
E non volevamo nemmeno essere le onde da prima pagina scopiazzando un po’ qui e un po’ lì da diverse onde in voga e processi mediatici a noi contemporanei.

E allora cosa volevamo essere?
E soprattutto, cosa siamo adesso?

Nacque con l’idea di un’impronta estetica abbastanza pop, laddove avremmo forzato in maniera diluita l’inserimento di stili, tecniche, colori, e composizioni grafiche più sperimentali e avanguardiste. Un qualcosa insomma che al pop contemporaneo manca, e anche di brutto oserei dire. Un certo vezzo estetico più artistico, bollato per ignoranza come meno funzionale e d’impatto.
Decisioni simili furono prese sui contenuti. Volevamo essere anticonvenzionali. Dei pionieri delle tematiche e della morale. Circondati ormai troppo da errate idee di underground dove basta parlare di gender e problemi sociali, senza rendersi conto che è proprio quello il pop di adesso.
Volevamo essere il vostro migliore amico un po’ troppo fattone da poter essere preso realmente sul serio che ridendo e scherzando ti dice la verità. Una verità su cui ci sbatti il muso. Una verità che ti fa riflettere per giorni sull’esistenza su questa misera e miserevole Terra. Sull’esistenza dell’essere umano nelle sue più recondite sfaccettature meno psicoanalizzate e di grande rilievo.
Volevamo che i nostri lettori ci potessero considerare degli inguaribili idioti, ma una volta tornati a casa avrebbero avuto un gran bel da riflettere su quello che quegli idioti gli avevano detto.

Comunichiamo come tra amici, col sorriso sulle labbra e dieci birre scolate, di cose che mai avresti potuto ritenere possibili nemmeno alle più assurde lezioni nelle più assurde facoltà italiane. Senza presunzione. Solo tanti spunti di riflessione. Tante domande. Tanti input per poi chiederci sostanzialmente, chi siamo.
Senza la presunzione di cambiare il Mondo, ma con l’obbiettivo di cambiare quel mondo che ognuno di noi ha dentro, semplicemente spingendo alla riflessione, senza arrivismo, con un’estetica allettante e pop, e con la speranza che le cose possono cambiare se si parte dal basso, dall’individuo, sia nella voce che i nostri autori hanno, e sia nelle orecchie che i lettori hanno o perlomeno dovrebbero avere.

Cosa saremo?

Ah beh, questo non lo sappiamo nemmeno noi. Magari cambieremo anche grazie a voi, magari miglioreremo anche perchè qualcuno di voi entrerà nella nostra grande famiglia utopica.
Non so cosa saremo.

Ma Saremo.

PROTT GENESI

Illustrazione di Andrea Pizzo Un classico motto Twainiano dice che “Dapprima Dio creò l’uomo, poi la donna. Dopo, l’uomo gli fece pena e gli diede il tabacco.” Sessismi…