Illustrazione di Nalsco

 

La serie più vista del 2017.

L’abbiamo vista tutti. Ne abbiamo parlato tutti, per mesi. Abbiamo atteso tutti la seconda stagione, nel bene o nel male. Alcuni di noi hanno avuto il coraggio di piazzarsi di fronte alla tv e guardare uno dei seguiti meno necessari nella storia della serialità. Ho promesso a un amico che mi sarei seduto sul divano insieme a lui e lo avrei accompagnato fino alla fine della tortura, come quando il carrello delle montagne russe ti si stringe al petto e inizi a salire, ma è troppo tardi per rinunciare. Ho passato i primi cinquanta minuti della seconda stagione in cerca di qualcosa che si salvasse in questa mattanza della serialità, ma niente. Tutto ciò che poteva incuriosire lo spettatore nella prima stagione ha lasciato spazio al nulla.

13RY” non parla alla mia generazione, ma dubito che, dopo cinquanta minuti di nulla, questo secondo capitolo possa avere la speranza di catturare anche solo la metà del pubblico adolescente che ha visto la prima. E invece no. Sarà un successone, perché ci stiamo abituando alla mediocrità.

Nel tentativo di dissuadervi dalla visione di questa seconda stagione, ho deciso di darvi tredici ragioni per non guardare tredici ragioni:

1 – IL FINALE

La prima stagione, che aveva un sacco di problemi e altrettanti ottimi propositi, si concludeva con un finale, cosa che sempre meno serie possono vantare di avere. Un finale aperto, per di più. Lo spettatore veniva lasciato alle sue considerazioni generali, senza il senso di nausea che abbiamo provato tutti quanti quando è stato annunciato “Westworld 2”. “13RY” era una delle poche serie a non terminare con un cliffhanger tipico dei settimanali televisivi sui supereroi. Infatti ne hanno dovuto creare uno falso per proseguire con la narrazione della seconda stagione.

2 – IL FINALE?

La seconda stagione non sarà (probabilmente) l’ultima. E sappiamo cosa succede alla maggior parte delle produzioni odierne quando devono fare a pugni con archi narrativi troppo lunghi: perdono per KO. Netflix, come tante altre produzioni, si basa sui numeri, giustamente. Se l’audience fa abbastanza rumore è probabile che venga annunciata una terza stagione. In fondo non è così impossibile. Basti pensare all’ultimo episodio di “Sense8” in uscita a Giugno. La domanda è: cosa volete guardare voi? O cosa vi meritate di guardare.

3 – INIZIO, SVOLGIMENTO E CONCLUSIONE

La serialità, specialmente quella mediocre, ci sta abituando a storie che non finiscono mai. Non c’è alcun bisogno di sapere sempre cosa succede “dopo”, perché le vite dei personaggi sono FINTE, anche quando sono tratte da storie vere. Vi svelo un segreto: ogni storia ha un inizio e una fine. La narrativa è verosimile, non vera. Prima lezione di sceneggiatura.

4 – SCELTI PER TE

Netflix ha ridotto il numero di produzioni, riuscendo a limare la qualità di gran parte di esse. Ci sono un sacco di cose belle da vedere su Netflix, sempre se avete voglia di scorrere un po’ il catalogo. “Mindhunter”, “Peaky Blinders”, “Flaked” e “Master Of None” sono solo alcune delle serie di alto livello che Netflix produce o trasmette. Senza contare che Netflix produce anche film. Quanti di voi hanno visto “I don’t feel at home in this world anymore”, per esempio? Netflix può sorprendervi con grandi cose, basta non dare retta ai suoi “scelti per te”.

5 – CONTINUA A GUARDARE

Che bisogno c’è di vedere tutto? Potete abbandonare la seconda stagione di “WestWorld” e fingere che non sia mai stata scritta. Davvero, riguardatevi il finale della prima stagione e fermatevi. Così come avreste fatto meglio a ignorare “Sense8”. Nessuno vi obbliga a vedere tutte le puntate di “Luke Cage” solo perché vi siete affezionati al personaggio.

6 – IL CINEMA ITALIANO E’ VIVO.

In questi giorni, al cinema, c’è “Dogman”. Un film italiano che sta facendo parlare tantissimo e che sta riscuotendo un sacco di successo. Il logout da Netflix costa pochi secondi e per il biglietto ve la cavate rinunciando a una pizza. Correte, perché gli “Avengers” resteranno nelle sale per tutto il mese. “Dogman” farà la fine di Wes Anderson, che con “Isle of Dogs” è rimasto al cinema per due settimane. Garrone meriterebbe il vostro tempo. “13RY” no.

7 – I MIRACOLI FUNZIONANO SOLO UNA VOLTA

La prima stagione di “3RY” aveva dei propositi educativi che hanno fatto parlare tantissimo e hanno aiutato un sacco adolescenti. Peccato che come tutte le opere di cui si parla troppo, spesso ci si concentra più sul come (discutibile) che sul tentativo in sé. Sarebbe bastato un filo di senso critico in più per rendersi conto che il suicidio di Hannah Baker non aveva nulla di romantico. In alternativa, sarebbe bastato guardare il documentario sulla serie. Per alcuni di noi grandicelli è stato come guardare indietro agli anni delle superiori con un po’ di ironia e nostalgia. È stato piacevole, ma fatevi un favore: fermatevi, prima che diventi imbarazzante per tutti quanti.

8 – IL VILLAIN

Hannah Baker, la vittima, è il vero cattivo della storia. Un villain peggiore del villain peggiore delle produzioni Marvel, che si parli di quelle cinematografiche o televisive. Ditemi voi quale, perché a mio parere funziona solo Wilson Fisk della prima stagione di “Daredevil”. Hannah Baker è un personaggio fastidioso e incoerente. Se durante la prima stagione avete preso le sue difese, allora meritereste che Thanos schioccasse le dita.

9 – IL TEMPO E’ DENARO

Tredici ore sono un’eternità. Non fatevi del male. Il tempo è denaro e costa più di 9,99€ di abbonamento mensile a Netflix. Mi dispiace per tutti quelli che sono riusciti ad arrivare alla fine di “The Defenders”, l’unico crossover sui supereroi in cui dei vigilanti decidono di parlare invece che fare a cazzotti con i cattivi. E finiscono per parlare di niente.

10 – IL PLOT

Su Sky c’è la nuova serie scritta da Ammaniti, il Miracolo. È molto più intrigante del fantasma di Hannah Baker che tormenta Clay. Inoltre è italiana, e di qualità superiore.

11 – GLI ALTRI MEDIA

Netflix, forte della varietà dei suoi contenuti, è diventato piuttosto popolare da noi. Una cosa è certa: ci piacciono le serie tv. Ci piace restare col fiato sospeso per una settimana in attesa dell’episodio successivo e ci piace il binge-watching quando i cliffhanger sono davvero potenti. Se ci immedesimiamo così tanto nei personaggi, allora perché snobbare i videogiochi? Più passa il tempo e più questo medium convince gli scettici a prendere il “manettino” in mano. Fatevi un favore e gioca- guardate “Life is strange“, la migliore serie tv che possiate trovare fuori dal circuito delle serie tv. Racconta un dramma liceale, in chiave fantascientifica e un po’ super-eroica, permettendovi di partecipare nei panni della protagonista. È scritta meglio di “13RY”, che ha preso spunto per le polaroid della seconda stagione e ha una trama dannatamente coinvolgente. Ma sopratutto finisce. Per fortuna.

12 – LA NOSTALGIA

Vi manca il liceo? Sullo store della PlayStation c’è “Bully“, in sconto a 10€. Uno dei prodotti migliori della Rockstar Games. Dopo due ore passate nei panni del basso, brutto, incazzato e ribelle Jimmy Hopkins non sentirete più la mancanza dei personaggi di “13RY”. Provare per credere.

13 – REWIND

Riavvolgete la videocassetta e rileggete i precedenti punti.

 

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Axel Novelli
Author

Milano trapiantato a Bergamo, mette le radici nell'ambiente musicale e inizia a raccontare attraverso le immagini. Fanatico delle parole, sogna di vivere del loro potere. Cantastorie e poeta urbano, è innamorato del mondo delle sue infinite meraviglie. Sognatore incrollabile, ama la birra, il suo gatto, è dipendente da Mike Shinoda e ha una paura fottuta degli insetti e della guerra nucleare. Il suo motto è “Greatness from small(est) beginnings”.

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