Illustrazione di Laura Cagnoni

 

“Metti il tuo famoso tocco su questo!”, disse un giorno Robert Riskin a Frank Capra. Seccato dall’incessante elogio al famoso ‘Capra’s touch’, il brillante sceneggiatore, regista e produttore cinematografico, gli consegnò 120 pagine bianche e pronunciò queste famose parole (a quanto dicono).
Ora, immaginatevi la scena. Avete appena terminato una cena svoltasi nella casa in cui abitate. Mentre vostro fratello saluta gli ultimi superstiti, provati dalle varie portate e dal mascarpone finale, voi vi occupate di sgomberare la zona incriminata da piatti, bicchieri, posate, bacchette, tovaglioli, cadaveri deceduti al tacchino, e asciugate la bassa marea causata dal beer pong. Caricate la lavastoviglie e, dopo un’accurata raccolta differenziata, vi addossate plastica, carta, vetro, indifferenziata e rifiuti tossici, per una scampagnata alla zona ecologica. Durante il tragitto vostro fratello, liquidati gli ospiti, si arma di uno straccio e decide di dare una lucidata alle superfici. Prima del vostro ritorno sopraggiungono i genitori, preoccupati per le condizioni della casa. Al loro arrivo scorgono vostro fratello lustrare il tavolo e iniziano ad encomiarlo per il lavoro svolto. Probabilmente ciò che l’immedesimazione vi ha fatto provare, è ciò che ha avvertito Riskin.

Nel mondo del cinema tutti gli addetti alla realizzazione del prodotto finale collaborano affinché la pellicola possa soddisfare gli operatori e, in seguito, il pubblico che ne fruirà.

Ma, e c’è un ma, chi si prende il merito del lavoro svolto? L’ambiente menzionato pullula innegabilmente di riconoscimenti destinati ai ruoli principali, che ne premiano la prestazione. Tuttavia, abbiamo un quesito.

Chi, quando sente parlare di ‘Schindler’s List’, pensa ad un certo Steven Zaillian? La risposta potrebbe addirittura essere: “E chi è Steven Zaillian?!”. Come i cani di Pavlov, alle parole ‘Schindler’s List’, non saliviamo, ma gridiamo all’unisono “Steven Spielberg”. Analogamente, alla parola ‘Psycho’, urliamo “Hitchcock!”.

Dunque, di cosa si occupano questi Robert Riskin, Steven Zaillian e company?

Il lavoro dello sceneggiatore si divide in due macro categorie, conosciute ai più grazie alle statuette dall’incisione ‘Miglior sceneggiatura originale’ e ‘Miglior sceneggiatura non originale’. Gli elaborati, quindi, possono essere eretti su testi teatrali, romanzi o altre sceneggiature, oppure ideati di sana pianta (e fin qui nulla di assurdo). La logica autoriale che sottende il concetto di appartenenza di una pellicola è complessa e in continuo mutamento. Il problema dell’attribuzione di un film ad un unico nome non si pone nel momento in cui abbiamo di fronte la figura (apparentemente mitologica, vista la mole di lavoro che spesso e volentieri siamo soliti dimezzare) del regista-sceneggiatore.

Come accennato poco fa, nella maggior parte dei casi colleghiamo un titolo al suo rispettivo regista. In questa variante, pur ricordando la cooperazione insita nel lavoro di realizzazione, l’autore è uno, e poche dispute.

Momento, chiariamo cosa si intende per autore. Guglielmo Pescatore lo descrive come “(…) colui che detiene la proprietà intellettuale dell’opera”, questo senza entrare in campo legislativo, in cui c’è una distinzione tra diritti morali e patrimoniali. Sempre G. Pescatore afferma che “(…) lo statuto dell’autore cinematografico ha subito notevoli modificazioni, ed è stato spesso caratterizzato in maniera sfumata, con contorni incerti”. Ciò conferma quanto esista di soggettivo nella nostra concezione di ‘detentore delle proprietà intellettuali’. Dubito che tutti gli spettatori prestino attenzione alla trafila dei titoli di coda, che, tra l’altro, non aiutano visivamente coloro che non prestano particolare attenzione a prescindere. Il nome che viene evidenziato, contornato da neon, illuminato, sottolineato, et cetera, è solo ed esclusivamente quello del regista (nella maggior parte dei casi).
In una classifica stilata dall’American Film Institute comprensiva dei 100 migliori film statunitensi, solo sei sono frutto dell’impegno di un regista-sceneggiatore. Tre di questi (Luci della città, Tempi moderni, La corsa all’oro) appartengono, letteralmente, a Charlie. Charlie Chaplin. Al grande Charlie Chaplin. Oltre a Charlie, che chiamiamo così perché di Charlie ce n’è soltanto uno (chiediamo umilmente scusa a Brown), compare anche Joseph L. Mankiewicz, regista e sceneggiatore, anzi, sceneggiatore e regista di ‘Eva contro Eva’.
La precisazione che vede la parola sceneggiatore precedere quella di regista, risulta a mio avviso indispensabile. Ogni progetto, di qualsiasi genere esso sia, si sviluppa seguendo un preciso schema. Prima della stesura del testo, si succedono alcuni momenti di fondamentale importanza, ognuno dei quali tende al prodotto finale, in maniera gerarchica e cronologica (solitamente). L’idea, il soggetto, il trattamento testi, la scaletta e, infine, la nostra beneamattissima minchia di sceneggiatura. Senza dilungarci troppo su questioni teoriche, la fusione della pluralità di queste componenti costituisce una sorta di opera di regia su carta. Fornisce indicazioni su dialoghi, risvolti psicologici dei personaggi, sequenze, inquadrature, et cetera.
Alcuni dei registi che si caricano della mansione di sceneggiatore sono dell’opinione che, per tutelare la direzione creativa, occuparsi personalmente di queste fasi sia l’unico modo. Tornando alle varie classifiche stilate da cinefili agguerriti o critici stravaganti (e non), le pellicole, che vedono il regista nelle vesti dello sceneggiatore, che sono state più apprezzate, hanno una particolarità. Il regista-sceneggiatore (non voglio contraddirmi in merito a quale mettere prima e quale dopo, ma questa è la terminologia più in voga) collabora con altri sceneggiatori, diventando perciò un co-sceneggiatore. Uno dei casi più eclatanti è quello di ‘Quarto potere’, lungometraggio in cui Orson Welles, è stato affiancato da Herman J. Mankiewicz.

La risposta al quesito ‘chi è l’autore di un film?’ non ci viene data in maniera univoca. Le scuole di pensiero son tante. L’intento di questo breve articolo non è di affermare che l’autore sia lo sceneggiatore, quanto piuttosto quello di ricordare allo spettatore cerebroleso che elogia esclusivamente la figura del regista come unico detentore delle proprietà intellettuali della pellicola, che ci sarebbero degli appunti da fare.

Un abbraccio ai super cinefili che s’incazzano esclusivamente con il regista. O con lo sceneggiatore. O con l’addetto al montaggio.

Va beh, un abbraccio a tutti.

Valentina Gabellini
Author

Psicolabile con tendenze depressive. Un mix letale di sarcasmo e iperattività. Amo il cinema, la musica e l’alcol. Alterno pianti a risate isteriche imbarazzanti. Ho pochi filtri (foto escluse) e poco tatto. Vorrei salvare il mondo e in particolare tutte le specie in via d’estinzione, ma ho anche dei difetti, giuro.

Write A Comment