Illustrazione di Roberto D’Agnano

Shin megami tensei: Persona 5 è l’ultimo capitolo di una saga JRPG ormai ventennale che, nel corso degli anni, è riuscita a conquistarsi una considerevole fetta di fan e appassionati. Questo per via della sua formula originalissima e per certi versi irripetibile, che mescola i classici elementi da gioco di ruolo giapponese con quelli di un simulatore di vita, per la trama articolata e, infine, per i suoi personaggi sempre ben caratterizzati, cui è impossibile non affezionarsi. In questo senso, il quinto capitolo del francise può essere considerato, senza troppi giri di parole, l’apice della serie, grazie soprattutto ad una storia molto matura e ambiziosa che affronta temi quali lo scontro generazionale, la sfiducia verso il futuro, la corruzione della politica, le disuguaglianze sociali e la necessità di dare voce ai più deboli.

Impersonando uno studente al secondo anno del liceo, Persona 5 vi permette di passare il vostro tempo libero con dei “confidenti”, dei NPC (Non Playable Characters) dotati di una propria storia , in genere abbastanza sfaccettata e tormentata. Più tempo passerete con loro, più il vostro rapporto crescerà, più abilità utili in battaglia, e non, sbloccherete. E con quelli di sesso femminile, raggiunto il livello massimo, potrete anche iniziare una relazione molto intima. Chiariamo subito una cosa, qui non si parla di Mass Effect. Non vedrete mai scene di violenza esplicita o di sesso. Non vedrete neanche dei pudicissimi baci e, se proprio avete l’ormone a mille per questo genere di cose, fareste meglio a buttarvi sulle doushinji. I personaggi si scambieranno al massimo qualche frase abbastanza ambigua prima che lo schermo diventi nero. Il resto viene lasciato all’immaginazione di chi guarda.

Più o meno tutti i personaggi femminili rientrano nella categoria delle waifu, che letteralmente è la trascrizione giapponese del termine wife, ma in pratica, nella cultura pop, significa ben altro. Una waifu è un personaggio di fantasia dalla caratterizzazione archetipa fortemente idealizzata, con la quale il fruitore dell’opera può fantasticare di intrattenere una relazione amorosa. Avete mai avuto la sensazione che negli anime i personaggi femminili si somiglino un po’ tutti?

Ecco, è una cosa voluta. Sicuramente, da qualche parte del mondo, in una piccola stanza buia, ci sarà qualche nerd occhialuto che si ammazza di seghe pensando a queste mogliettine ideali. Asuka e Rei di Evangelion, per fare un esempio, sono tra le waifu più famose, due personaggi agli antipodi e attraenti per motivi diversi, per cui scegliere tra l’una o l’altra diventa solo una questione di gusti.

Le protagoniste di Fire Emblems: Awakening sono waifu, tanto che in questo capitolo è possibile “accarezzare” la propria compagna (a scelta tra una varietà di donne perfette e assolutamente accondiscendi) con lo stilo del 3DS, in un’orribile feature che per fortuna è stata eliminata nella versione occidentale.

Anche i personaggi femminili di Persona 5 rientrano pienamente in questa categoria. Sono quasi tutte donne sole, molto attraenti (per quanto possa essere “attraente” un character design del genere) e disposte a donarvi un amore forte e incondizionato, che risulterebbe stucchevole anche in un romanzo ottocentesco.
Tutta la fase di rimorchio risulta essere abbastanza automatica. Il giocatore deve solo “scegliere” la waifu che gli va più a genio, spendere con lei abbastanza tempo, magari risolvendo qualche side quest per far avanzare il rapporto, e rispondere in maniera corretta in determinati dialoghi, comunque particolarmente guidati.
E fin qui nulla di nuovo, dal momento che cose del genere erano presenti anche nei precedenti Persona. Ma in un gioco dove a far da padrone è il conflitto tra giovani e adulti, è più che normale che vi siano molti più comprimari che ormai l’adolescenza non la vedono più manco con il binocolo. E si, alcuni di essi potranno anche essere scelti come partner. Non si parla di semplici ragazze un po’ più grandi di voi, ma di vere e proprie donne in carriera, la cui età non viene mai furbescamente specificata (niente MILF, sorry).

E qui inizia il terreno davvero scivoloso.

In Giappone la cosiddetta “età del consenso” per l’attività sessuale è fissata sui 13 anni, quindi, almeno dal punto di vista teorico, non ci sarebbe nessun problema se un sedicenne decidesse di frequentare una donna di una decina di anni più grande di lui. Inutile dire, però, che una situazione del genere sarebbe molto mal vista da una società fatta di etichette e convenzioni asfissianti. Per non parlare di tutta quella miriade di leggi specifiche che variano in base alla zona di appartenenza e che rendono il tutto molto più complicato. La morale è: puoi farti un tredicenne, ma resti marchiato a vita e sei comunque perseguibile penalmente, perché resta un atto predatorio. Quando si parla di norme contraddittorie.
Il caso più problematico e rappresentativo è quello di Sadayo Kawakami, vostra professoressa che lavora anche come domestica notturna, con tanto di succinti abiti francesi. Ma Kawakami è anche collega di Suguru Kamashida, professore di ginnastica responsabile del team di pallavolo. Vedete, Kamashida ha un piccolo vizietto: violenta le proprie studentesse. Non per nulla è il primo antagonista della storia.

Sotto questo punto di vista, Persona 5 non cammina in punta di piedi sulla stretta linea della moralità che separa ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Ci balla il tip tap come un T-rex ubriaco. Ma sapete una cosa? Alla fine non ha davvero nessuna importanza. A differenza di quanto detto prima per amor di esagerazione, nessuna della waifu del gioco ha una caratterizzazione talmente pedante da scadere nel manicheo e, per quanto il fan service e gli ammiccamenti abbondino, per quanto le relazioni amorose siano ben lontane dall’assomigliare anche solo vagamente ad un rapporto “vero”, si tratta comunque di rapporti sempre consenzienti da entrambe le parti, in cui l’accento non è mai posto sull’aspetto sessuale, quanto su quello affettivo. Il gioco affronta argomenti abbastanza scottanti e controversi (tutta la prima parte è incentrata sugli abusi sessuali), prendendo spesso e volentieri una posizione netta a riguardo, ma sull’amore ricambiato, nella sua forma più pura, lascia libera scelta di far quel che si preferisce, senza schierarsi.

E tutto ciò è possibile perché, fondamentalmente, i protagonisti del gioco siete voi. Per quanto il vostro avatar possa essere un adolescente, a prendere le decisioni è sempre chi tiene in mano il controller dall’altra parte dello schermo. Ed è probabile che, se avete deciso di impiegare il vostro tempo con un gioco di nicchia come Persona 5, con le sue cut scene chilometriche e tutte rigorosamente in inglese, con la sua pianificazione certosina per ogni singola azione, stiate già viaggiando ad una certa velocità verso la trentina. Se non li avete già superati.

Non è il vostro corrispettivo digitale a scegliere con chi impegnarsi, ma voi. È un po’ come il classico dilemma che ogni tanto ci attanaglia in certi postumi della post-adolescenza. Se poteste tornare ai tempi della scuola, con la mentalità di ora, cosa fareste?

Nel caso di Persona 5, leggendo i vari forum disseminati nella rete, tantissime persone hanno avuto pochi dubbi a riguardo. Si scoperebbero la professoressa bona.

E nel mucchio mi ci metto anch’io.

Marco Messina
Author

A dispetto del cognome, Marco Messina nasce a Marsala in un torrido agosto del 1986. Si è laureato summa cum laude a Pisa in Filosofia e forme del sapere, con una tesi avente come oggetto i primi 50 anni dell’intelligenza artificiale, da sempre sua grande passione. Attualmente lavora come insegnante d’italiano presso un centro di accoglienza straordinaria per immigrati. Sogna di possedere una jet pack tutto suo e 12 gatti.

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