Illustrazioni di Samuele Recchia

Un po’ come per quanto riguardava l’accipignosissimo Danilo Bertazzi, morto di overdose per qualche tempo e poi magicamente risorto, le leggende metropolitane in unione ai pregiudizi sono sempre in agguato. Oltre alla Melevisione, chiunque sia stato concepito da genitori discretamente premurosi e attenti, ricorderà senz’altro l’avversione nei confronti del genere horror. L’isteria causata dallo zapping finito in maniera accidentale ne L’esorcista, suscitava inevitabilmente vaneggiamenti sulla brutta fine degli attori e sui disturbi, postumi alla visione, di qualsiasi spettatore minore. Ma noi di PROTT, accaniti sostenitori del genere, baldi smascheratori degli enigmi della puerizia, ci siamo interrogati sull’attendibilità di tali gossip.

In seguito ad estenuanti ricerche volte al reperimento di informazioni sulle presunte morti di tutte le comparse, under 14, de La maledizione di Damien, abbiamo tentato di avvicinare virtualmente qualcuno che avesse recitato in un ‘film di paura’, in tenera età. Dopo aver letteralmente vivisezionato il Web, siamo riusciti a rintracciare un mostro, un vero criminale, un serial killer, seviziatore, una persona seriamente compromessa dall’atto recitativo, segnata nel profondo, quello rosso. Perché è dell’attore che interpreta baby Carlo in Profondo rosso che stiamo parlando. Carlo in Profondo rosso e Albert in Suspiria, due famose pellicole di Dario Argento.

Gli abbiamo anzitutto chiesto di raccontarci chi fosse e perché dovremmo conoscerlo. Così, Jacopo Mariani, dopo aver salutato, si presenta come un ragazzo che all’età di soli 9 anni, nel 1974, ha intrapreso la sua carriera nel mondo del cinema. Mentre noi non siamo stati ingaggiati nemmeno per la pubblicità di uno scadente marchio di carta igienica, Jacopo è stato selezionato personalmente da Dario Argento in quanto aveva già sondato il terreno cinematografico con il regista Aldo Lado (nel film La cugina), lo stesso anno, e poiché era un bambino “molto maturo e indipendente”, nonostante la giovane età. Calati nei panni di una solerte figura dedita alla tutela del ragazzo esposto a cotanti rischi, ci preme appurare se Jacopo sia stato o meno seguito da una sorta di tutor, qualcuno che gli abbia spiegato cosa stesse accadendo sul set.

Giusto per ricalcare il divario esistente tra il nostro pisciarci a letto e la sua prematura maturità artistica (e non solo), ci confessa di essere stato sorretto esclusivamente dalla madre, la quale lo accompagnava sul set e lo lasciava navigare indipendentemente nell’oceano della cinematografia. Lo scoop giornalistico vede il suo culmine nell’affermazione:

“Per farvi capire, a 10 anni già cucinavo e avevo le chiavi di casa”

Sconvolti da tale straordinaria autonomia, memori della nostra opprimente, quanto indispensabile, subordinazione fanciullesca, ci manifestiamo curiosi di conoscere i ricordi in merito a questa duplice esperienza di recitazione. Jacopo ci parla di un momento di forte “crescita caratteriale e maturazione personale”, momento vissuto in serenità. Ci accenna quanto sia stato divertente lavorare dietro le quinte e quanto ciò che lo spettatore vede si discosti da ciò che realmente accada sul set. Perciò, alla domanda,

“Permetteresti a qualcuno di caro, in tenera età, che dipende da te, di recitare in un film dell’orrore?”

 non poteva che rispondere utilizzando toni favorevoli. Ci racconta che se i suoi figli volessero, spontaneamente, far parte di un film horror, li appoggerebbe, “donandogli le mie esperienze” (le sue, di Jacopo, ovviamente). Disorientati da tanta positività, turbati dalle fandonie raccontateci durante l’infanzia, continuiamo a porre domande, chiedendo a noi stessi se non avessimo commesso un grave errore, intervistando per sbaglio una delle comparse di ‘Matilda 6 mitica’. Non che la parrucca di Danny DeVito e la Trinciabue fossero meno inquietanti di Profondo Rosso nel suo insieme. Speranzosi di ricevere qualche dettaglio macabro, gli domandiamo “Questa avventura ha avuto particolari ripercussioni sugli anni vissuti in seguito?”. E proprio mentre rievochiamo gli arresti cardiaci in esclusiva per l’X-Files theme, maggiore fonte di guadagno per gli psicanalisti residenti nei paesi in cui veniva trasmesso, Jacopo ci suggerisce che

“Il passato deve essere un bagaglio di vita per tutti noi”

dopo aver smentito qualsivoglia ripercussione negativa. Sempre più smarriti ed increduli, continuiamo a vagare nel buio, cercando di incastrarlo. “Considerata la fascia d’età durante la quale è avvenuto il tuo contributo alla cinematografia, riuscivi a scindere il carattere reale degli attori incontrati durante questo percorso, da quello del personaggio che interpretavano?”.

Niente da fare.

“Sicuramente non l’ho vissuto come una favola, scindevo bene la realtà dalla finzione”, afferma.

Una volta svaniti definitivamente nel fumo i nostri tentativi di inchiodarlo, non ci resta che chiudere quest’intervista rivelatrice delle menzogne dell’infanzia. Era il nostro scopo, certo, ma non ci aspettavamo tanto divario dalle premesse incorporate in tenera età.
“Qual è il film a cui sei più affezionato? Com’è stato guardarti sullo schermo? E com’è ora?”.

“Sono molto legato a Suspiria, tanto che sino ad oggi frequento tutti coloro che ne hanno fatto parte. Fu una grande emozione rivedermi sul grande schermo, come si dice… a prodotto finito. A distanza di 40 anni, assieme a mia moglie, Dario e famiglia, abbiamo rivisto Suspiria in 4k (versione restaurata). Ancora più emozionante, visto dal lato affettivo e ricolmo di ricordi”.

Infine, dopo averci cordialmente salutato, Jacopo ci lascia alla riflessione. Ripercorrendo i momenti cruciali che lo hanno coinvolto nei film, tiriamo le somme, cercando di fare una stima in modo tale da individuare un valore da posizionare sulla famosissima scala horrorifica. Ci limitiamo a comunicarvi che non è stato coinvolto in scene “particolarmente” creepy. Questa valutazione di giudizio è frutto di un’analisi approssimativa dei film che vedono bambini al centro dell’azione. È piuttosto ovvio che esista un grande distacco tra il tenere un coltello in mano ed essere brutalmente martoriati. O vomitarsi addosso il pranzo dei 6 Natali precedenti (molto meno mitici di Matilda).

Ma il quesito più importante da porsi è un altro.

Per quale motivo ci consentivano di guardare Genitori in trappola? No perché Lindsay Lohan sì che è una “brutta persona”.

Valentina Gabellini
Author

Psicolabile con tendenze depressive. Un mix letale di sarcasmo e iperattività. Amo il cinema, la musica e l’alcol. Alterno pianti a risate isteriche imbarazzanti. Ho pochi filtri (foto escluse) e poco tatto. Vorrei salvare il mondo e in particolare tutte le specie in via d’estinzione, ma ho anche dei difetti, giuro.

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