Vignales,14 aprile

Nella piazza di Vignales c’è sempre gente, ma non sempre c’è rumore.
Si creano spontanei a-social club di persone, per rivendicare (a tempo limitato e a pagamento) l’adeguamento al terzo millennio, laddove 3G è una sigla senza significato e la scritta “Wifi+codici” non fa parte della tappezzeria delle pareti di alcuna casa.
Forse, anche per l’assenza di turisti stazionari, le piazze senza “spot wi-fi controllati” sono sempre più vuote e abbandonate rispetto alle altre.
Come un tormentone estivo, lo spazio virtuale pervade e innesca lo spazio pubblico.

Vignales, 15 aprile

Alba.
La foschia sembra fumo stazionario sulla distesa piana di piantagioni di caffè e tabacco.
Sopra la nebbia si innalzano rigidamente grandi panettoni di pietra calcarea costellati da grotte. Vuoti di materiale come strappati a mano, colmati da macchie verdi di vegetazione antigravità.

Matanzas, 16 aprile

Tramonto.
Sulla Via Blanca che costeggia il litorale nordest dell’isola passano poche auto e qualche camion, e alcune motociclette, e un sidecar. Sui sedili della moto un uomo e una donna con in testa due elmetti, e nel “side”, zampe all’aria, il culo incastrato e lo sguardo sul retro, un asino.

Varadero, 17 aprile

La Lonely dice che a Varadero ci sono tra le più belle e ampie spiagge di tutti i Caraibi.
È giustamente una lunga lingua di terra occupata da resort che privatizzano l’accesso al mare, inframmezzati da tratti di spiaggia libera in cui turisti poveri e cubani si godono brezza e benessere. Una famiglia autoctona allargata (sia per numero che per dimensioni) sorseggia cerveza a mollo nell’acqua trasparente, e, con la stessa leggiadria, accartoccia le lattine verde brillante e le getta senza pensieri tra le onde delicate di una “tra le più belle e ampie spiagge di tutti i Caraibi”.

Playa Larga, 18 aprile 

Piove.
Un bambino e il suo cavallo aspettano la calma dopo il temporale. Il primo accovacciato, il secondo in piedi al suo fianco. entrambi rifugiati sotto la carena sospesa di una nave della Marina da guerra americana, monumentalmente ricollocata al centro di una piazza.
Un bambino, il suo cavallo, e uno sgraziato scalpo ferruginoso dalle conquiste della Revolución.

Playa Giron, 19 Aprile

La sera del 19 aprile a Playa Giron si celebra la vittoria delle armate rivoluzionarie nella Baia dei porci.
Una festa di paese con giostre meccaniche appartenenti ad altre epoche e dai colori slavati, macchine dello zucchero filato e stand economici di giocattoli usati.
Intanto un concerto di raggaeton. Donne, ragazze e bambine indossano abiti succinti accompagnati da gioielli falsi e appariscenti.
Da Playa Giron la notte non si può ritornare in auto a Playa Larga perché lungo quei 17km migliaia di granchi, dopo aver depositato le uova nella foresta, attraversano la strada per tornare in mare e con le loro chele bucano i pneumatici.
Tra Playa Giron e Playa Larga, la notte del 19 aprile, nella guerra contro l’invasività dell’uomo nel loro ecosistema, piccole forze della natura vincono una battaglia.
Fortuna nostra che ci sono i camion.

Cienfuegos, 20 Aprile

Nell’autostazione di Cienfuegos, nonostante siano presenti (e rigidamente separati) sia il terminale delle linee turistiche che quello dei trasporti nazionali, c’è un solo bagno agibile.
Nel bagno dell’autostazione di Cienfuegos non c’è né carta né acqua corrente. Né nel vaso, né nel rubinetto.
Per ventiquattro ore al giorno, un funzionario statale, dopo ogni uso, entra con un secchio d’acqua dentro quelle quattro pareti mezze grigie mezze bianche.

Trinidad, 21 Aprile

Trasporti

Trinidad (4 e qualcosa am.)- L’ Habana (14 p.m.), poco meno di 400 km.

  •  Autobus con pochi sedili adiacenti alle pareti e in cui piove dentro, e, nel buio del mattino, l’acqua si distribuisce in tutte le direzioni sul liscio pavimento metallico.
  •  Autobus costellato da scritte in coreano, troppo affollato. Un venditore ambulante ripone a fianco all’autista due secchi colmi di frittura.
    Di fianco, una grande torta decorata e ricoperta di panna è posata per terra e si spalma contro l’estintore alla destra della leva del cambio.
    I nostri zaini occupano sempre troppo spazio e per scendere li facciamo passare dal finestrino. Non abbiamo moneta, una signora gobba paga per noi, gringos indesiderabili.
  • Camion sovietico con cassone posteriore sigillato con una sottile feritoia trasversale, adibito nelle lunghe tratte al trasporto passeggeri, 50 pesos cubani (2 euro) per 200 km.
    Nei giorni festivi gli amarillos, funzionari in tuta gialla, si posizionano in alcuni punti strategici dell’autopista e fermano i mezzi che passano per distribuire e indirizzare i pendolari.

L’autostop è metodo ufficializzato di trasporto nazionale.

L’Habana, 22 Aprile

Il Centro Habana mi fa impazzire.
Un brulichio di formiche che entrano ed escono attraverso gli alti portali di quelli che erano sontuosi palazzi coloniali. E giocano a scacchi e urlano e cantano e stendono panni sporchi sopra i parapetti di ferro battuto in stile art nouveau dei balconi ai primi piani, e da cui, inspiegabilmente e senza preavviso, crescono alberi.

L’Habana, 23 Aprile

Ora della merenda.
Tra le vie confuse del Centro Habana una panetteria come tante vende due tipi di pane per 1 peso cubano (4 cent) a pagnotta, e tre tipi di dolci, anch’essi a 1 peso al pezzo.
I prodotti vengono serviti ai clienti direttamente dalle teglie in cui sono stati sfornati. Il pane a mano. I dolci con goiaba su ritagli di carta di giornale. La marmellata di goiaba appiccica.
Lo spazio di vendita è il laboratorio di produzione, (o il laboratorio di produzione è lo spazio di vendita), e il negozio è in una casa (o una casa è nel negozio). Qui tra spazio di vita e commercio non c’è embargo né frontiera.

 

Flash di viaggio sulla transizione di un paese in estinzione, senza pretese di intendere, né intenzioni di spiegare

 

Illustrazioni di Laura Cagnoni

Micol Gelsi
Author

Dice, si contraddice, poi si giustifica dicendo che contiene moltitudine. Non credetele.

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