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DEAN CLIFFORD. LA STORIA DI UN UOMO FARFALLA.

Illustrazione di Laura Cagnoni

Dean Clifford.

Così si chiama, ne sentivo parlare spesso dagli amici.

So che ora ha trentotto anni, mentre i dottori, alla nascita, non gliene avevano dati da vivere più di cinque.
Me lo ricordo, quelle poche volte che usciva di casa per giocare coi bambini del quartiere. Aveva sempre la faccia cosparsa di chiazze rosse. Una maschera di sangue. Che ci volete fare, la sua pelle si rompeva di continuo.  Gli altri ragazzini lo chiamavano Pelle di farfalla, o Bambino di Ovatta. Beh, questi erano i due nomignoli più carini.  L’altro giorno parlavo con mio fratello, che è rimasto in paese tutti questi anni, non come me. Quindi è rimasto sempre aggiornato su tutto quello che succedeva, inclusa la vita di Dean.  Mi ha ricordato che la malattia da cui è affetto si chiama Epidermolisi Bollosa. O meglio, la sua forma più grave.

Avere questo disturbo non significa vivere bene, ve lo assicuro. Immaginate di avere la pelle così fragile che la minima frizione potrebbe provocarle dei danni. Immaginate di ritrovarvi con delle ferite alle mani ogni volta che indossate dei guanti. Ecco, qualcosa del genere. E dopo, immaginate quanto diventi difficile svolgere qualsiasi altra attività.
Mi hanno detto che ogni mattina Dean deve cambiare tutte le bende che ricoprono il suo corpo, dopo un lungo bagno. Si tratta di una routine di circa tre ore. Ogni mattina.

Questo aneddoto mi ha fatto venire in mente immagini di antichi battesimi, che si facevano immergendosi completamente in acqua. Certo a Dean deve fare male questo battesimo. Mio fratello dice che è una specie di martire. Che sta soffrendo per i nostri peccati. Ma insomma, i peccati di chi, dico io? E a lui chi gliel’ha chiesto di soffrire? Non ha mica deciso di nascere così. Beh, lasciamo stare. Mio fratello a volte è un po’ strano.

Ah, mi hanno detto anche un’altra cosa. Che un giorno Dean ha iniziato a sollevare pesi. A stendersi su una panca e ad alzare un manubrio sopra di sé. Quelle cose lì. Io se devo essere sincero non le ho mai capite, però, voglio dire, ognuno fa un po’ quello che vuole.

Dean dice che sollevare pesi lo fa stare bene, ma io non capisco come. Mi sembra solo una gran sofferenza. Sollevare più di cento chili, così, stesi su una panca… e in più col suo problema alla pelle. Deve fare un male cane.
L’altro giorno, preso dalla curiosità, sono andato in palestra a vedere l’Uomo Farfalla sollevare i suoi pesi.
Lo vedevo da lontano. Provavo disagio nel guardarlo in faccia troppo a lungo. Entrambe le palpebre inferiori gli pendevano verso il basso, ed erano rosse di sangue. La sua testa era quasi una sfera perfetta, completamente priva di capelli. Qua e là delle croste rosate spezzavano il bianco candido della sua pelle.
Dean si è steso sulla panca, a fatica, con dei gemiti. Aveva delle bende sulle braccia, attorno a un gomito, e sulle mani.
Oggi tentava di stabilire un nuovo record. Centocinquanta chili. Circa il doppio del suo peso corporeo.

Si è fatto silenzio tutto intorno. Dean ha cominciato a respirare profondamente, ma in modo affannoso. Inizialmente ho pensato che stesse avendo dei problemi respiratori.

Si è battuto una mano sul petto qualche volta, gridando, e si è steso sulla panca. Non riuscivo più a staccargli gli occhi di dosso. Poi è successo tutto in un attimo. Ha sollevato il manubrio dal supporto e l’ha fatto scendere verso di sé. Nel frattempo gemeva di dolore. Mi immaginavo tutti i microscopici tagli che gli si stavano formando sulla sua pelle, in diversi punti del corpo.

Poi, con uno sforzo enorme, ha spinto nuovamente il manubrio verso l’alto. Si è alzato dalla panca di scatto, con un grido liberatorio.

Beh, mi capirete, non riuscivo a crederci. Avevo appena visto una farfalla sollevare centocinquanta chili.

L’UOMO CHE VISSE TRE ANNI SU UNA PALMA

Illustrazione di Laura Cagnoni

Avete presente quelle storie fuori dal normale? Quelle storie dove stenti a credere la loro veridicità sebbene ci siano prove concrete della loro effettiva avvenuta?

Gilbert Sanchez, filippino, residente nella località di La Paz, un bel giorno decise di arrampicarsi su una palma alta 20 metri e di non scenderci per tre lunghi anni.

Tale decisione, propriamente non ordinaria, andò a creare una concatenazione di eventi incredibili. Cosa portò Sanchez a prendere una decisione così definitiva? Durante una lite abbastanza violenta, venne sparato dritto in testa. Il terrore creatosi in lui, uno shock abissale, lo portò a fuggire sul primo punto più alto lì vicino, ovvero una palma.
Immaginatevi ora, intemperie, temporali e giornate di caldo afoso, e poi immaginatevi Sanchez. Rannicchiato su una palma per tre lunghi anni. La motivazione, che rasenta la follia, portò un unico uomo a vivere un’esperienza irripetibile. Siamo quasi sicuri che tale idea gli fosse venuta in mente in un momento di poca lucidità, ma le decisioni prese in maniera così impulsiva solitamente si sgretolano dopo qualche ora. Qui parliamo di anni, di un uomo che non voleva assolutamente scendere per colpa di presunte manie di persecuzione grandi tanto quanto quella palma su cui vi si era abbarbicato.
Vedovo da una quindicina d’anni, padre con responsabilità, decise di non scendere da quella sua casa nemmeno quando la madre gli disse di non essere più in grado di prendersi cura dei suoi figli. Incapace di accompagnarli a scuola, avrebbero perso anche l’istruzione. Perciò cosa si muoveva nella testa di Sanchez per non provare senso di colpa e commiserazione nemmeno quando entrò in gioco la vita dei suoi figli?

Sanchez, d’altro canto, aveva un persona che si occupava del suo fabbisogno giornaliero. Winifreda Sanchez, la stessa madre che, seppur anziana e quasi invalida, esasperata da una situazione grave e assurda, si premurava di legargli beni di prima necessità su una corda ogni giorno. Cibo, vestiti, talvolta sigarette venivano recuperati da Gilbert per sopravvivere in maniera modesta su una palma. La madre, assieme al fratello, lo pregarono di scendere nei successivi lunghi mesi, ma la risposta fu sempre la stessa. Un cenno del braccio e nulla di più.
Ormai tale storia era conosciuta in tutto il villaggio e nessuno si mosse in prima persona per capovolgere una situazione che non sarebbe potuta durare ancora a lungo. Una popolazione di silenti che vivevano normalmente la loro vita con la consapevolezza che un loro compaesano stava vivendo rannicchiato su una palma da tre anni. Quando ormai la sua famiglia si stava arrendendo, un articolo comparse sul web. Tutta la storia di Gilbert fu descritta per filo e per segno, e fu virale. Bastò poco tempo per fare in modo che diverse persone circondassero la sua palma. Fu l’ultimo vano tentativo di convincerlo a scendere volontariamente dalla sua casa. Dopo l’ennesimo rifiuto, il gruppo guidato dalla polizia locale decise di azionare una motosega e tagliare l’albero. Tale operazione fu eccessivamente rischiosa perché poteva ovviamente portare alla caduta dell’uomo. Andò a buon fine però e Gilbert Sanchez toccò il suolo per la prima volta dopo tre lunghi anni. Ciò che spaventò la gente furono le condizioni fisiche e mentali del poveretto. Tralasciando il tasto dolente dell’igiene, furono le vesciche e i morsi d’insetto che ricoprivano il suo corpo a destare tanta preoccupazione. Per non parlare della colonna vertebrale irrimediabilmente deformata per il tempo trascorso in quella posizione. La sua condizione psichica invece rasentava la pazzia. Il primo psichiatra a visitarlo fece una valutazione a dir poco agghiacciante: psicosi, allucinazioni, manie di persecuzione furono solo alcuni, dei gravi problemi di Sanchez che comunque non sarebbero bastati ad esplicare il perché del suo stare tanto a lungo in un contesto così inumano.

Questa non è altro che la triste storia di un uomo che, preso da uno shock non curato, decise di buttare tre anni della sua vita su una palma.

Inconcludente, ma indubbiamente avvincente allo stesso tempo.

QUANDO PORNO SIGNIFICA “GROSSO” E NON E’ QUELLO CHE CREDETE

Illustrazione di Camilla Neri

 

Pornhub.

Probabilmente il più grande portale erotico attualmente attivo sul web, analizza ogni anno i dati relativi alle visualizzazioni per poterne ricavare informazioni utili alla propria crescita e, che resti tra noi, per far divertire chi come me si appassiona leggendo le ambiguità sessuali del popolo della Terra.

In Italia siamo al nono posto per numero di accessi, ci supera mezza Europa compresi i tanto amati cugini francesi e, udite udite, anche il Giappone. Le fantasiose ricerche comprendono nei primi posti “amatoriale napoletano”, salito di ben 99 posizioni, “piedi” e uno scontatissimo “milf”. Altro dato simpatico è la diminuzione dell’affluenza del 25% durante la finale di Champions League, numeri che potrebbero far arrabbiare le donne nostrane. Sostanzialmente, un italiano su quattro preferisce il calcio al sesso.

Dopo questa caterva di dati vi parlerò della categoria che più di ogni altra aumenta le proprie visualizzazioni, senza sosta, da un biennio: il giantess porn. Si tratta di un feticismo, chiamato nell’ambiente con il termine “Macrofilia”, con delle peculiarità che maniacalmente andremo a sviscerare. Non ci sono quasi mai scene di nudo e tantomeno di sesso vero e proprio. Per darvi un’idea, avete presente il wrestling? Immaginate un incontro tra uomini magrolini e donne dalle fattezze giunoniche. Enormi. Incommensurabili. Per motivi a noi ignoti, che siano il seno, l’altezza, il fondoschiena, queste donne appaiono effettivamente gigantesche.

Il loro ruolo, all’interno di questi singolari video, è in realtà molto semplice. Spesso dormono, si fanno portare del cibo, si fanno massaggiare, oppure (ed entra qui in gioco la componente più piccante) puniscono gli sventurati partner. Le punizioni non sfociano quasi mai nel sadomaso classico, si tratta più di sottomissioni corporali o schiaffi, che non invidiano assolutamente nulla all’acustica di quelli, ben più celebri, del buon Bud Spencer.
Riproposizione più letteraria è quella del role – play in cui gli uomini, ricalcando i famosi “Viaggi di Gulliver”, devono scappare dalle grinfie delle gigantesse in questione. L’eleganza dei costumi qui, è proprio il caso di dirlo, si spreca!

Entrando nel dettaglio, le ricerche attinenti a questa singolare forma di pornografia sono aumentate del 191% nel 2015 e del 197% nel 2016, un trend positivo confermato anche in questa prima metà di 2017.
Cosa spiega un così massiccio numero di appassionati? Il tutto dipende, nella maggior parte dei casi, dal ruolo che ognuno di noi occupa e ricopre nella società. Spesso siamo portati ad assumere incarichi di responsabilità che richiedono polso e fermezza. La posizione del leader porta a un ribaltamento di ruoli nell’intimità. Il risultato è che inconsciamente si sogna la sottomissione, ecco spiegata la genesi di questi video.
Laurie Betito, direttore del Pornhub’s Sexual Wellness Center, spiega come ci potrebbero anche essere delle motivazioni cinematografiche. Basti pensare a quanti film vedono come protagoniste delle creature gigantesche come Godzilla o King Kong. È evidente dunque come la componente cinematografica influisca non poco nelle fantasie degli utenti, se si pensa che “Star Wars” rientra tra le prime trenta parole digitate nella barra di ricerca di Pornhub.

Nonostante l’enorme crescita, bisogna tenere a mente che si tratta in ogni caso di un feticismo di nicchia. Questo comporta una riflessione sui numeri sopracitati. In questi anni va di moda, d’accordo, ma basta uno spostamento della comunità macrofiliaca per causare il crollo completo di questo tipo di video.

Si tratta di passioni spesso vissute in modo esclusivamente cibernetico, difficili da realizzare sotto le coperte, e che occupano una fetta di mercato delicatissima e pronta a estinguersi nel giro di poco, come una bolla di sapone. Maggiore è la crescita, maggiore sarà la probabilità che gli utenti, annoiati, partano in massa alla ricerca di altre forme di dominazione.

La routine non piace a nessuno, specialmente nell’intimità.

ALLA FINE SI SA CHE LA LEGGE NON AMMETTE IGNORANZA

Come ci insegna il buon Arthur Schnitzler, per quanto il mondo possa sembrare assurdo, non va mai dimenticato che agendo o astenendosi dall’agire si offre un importante contributo a questa assurdità. Del resto, come dimostra David Hand in un suo interessante studio, l’improbabilità non esiste ma può essere teorizzata. E nel momento in cui qualcosa di decisamente vicino a essere considerato impossibile viene messo per iscritto, può essere in qualche modo considerato vero. Immaginate un universo in cui tutto quello che avete letto su internet, verificato o meno, è legge. Un universo caotico in cui è possibile essere multati per aver passeggiato con un cono gelato in tasca (a quanto pare azione proibita negli States, anche se purtroppo nessuno ha mai voluto dimostrarne la veridicità). Per aiutarvi in questo esperimento mentale, mi assumo la responsabilità di aver preparato una storia in cui incontrerete una serie di divieti e regole che, fino a prova contraria, esistono nel mondo (quello vero).

Verrete posti difronte a un bivio.

Ti svegli nella tua stanza. Sono le dieci del mattino, è estate ed è il tuo compleanno. Decidi di iniziare la giornata al meglio, quindi:

A Fai una doccia
B Decidi di fare una passeggiata in spiaggia

OPZIONE A

Decidi di iniziare la giornata con una bella doccia fresca che ti dia la carica giusta. Essendo il tuo compleanno, decidi di dedicare il tuo unico bagno mensile autorizzato a questa occasione speciale (Pennsylvania). Rischiando il capogiro per il caldo, ti avvii verso il bagno. Un cartello sulla porta ti ricorda che è vietato tenere cavalli nella vasca (Carolina del Sud). Per fortuna tu non ne hai mai posseduto uno, ma in compenso hai una voce da fare invidia a Vitas. Mentre ti insaponi sotto l’acqua ghiacciata inizi a canticchiare, ma un allarme ti ricorda che conviene rimandare a quando sarai in accappatoio (Pennsylvania). Dopo aver fatto ripassare al vicinato un mix sconveniente di cori da stadio e sigle delle serie animate della tua infanzia sei pronto per uscire. Davanti alla porta dell’ascensore ti ricordi di controllare che il suddetto sia al piano, pena la multa (San Paolo, Brasile). Giunto al piano terra trovi la tua fidanzata ad aspettarti. Ti ha fatto una sorpresa e ti ha raggiunto nella tua città. Ha ancora la valigia appresso. Vi abbandonate a un bacio appassionato, attenti a non farlo durare più di 1 secondo per non entrare nel penale (Halethorne, Maryland). Oltretutto oggi sfoggi un magnifico paio di baffi che farebbero invidia a Yosemite Sam, quindi avresti rischiato una multa doppia (Iowa).Vi mettete in cammino verso il centro, per fare un giro lungo il Corso, che in questo momento ha l’asfalto così bollente che temete vi possano evaporare i piedi. Le vostre scarpe chiuse fanno intravedere dei calzini resi obbligatori da una recente legge (Israele), quindi allungate fino all’ufficio del Comune per richiedere una licenza per poter girare a piedi nudi (Texas). Dieci dollari totali, ma almeno adesso camminare è un piacere. Quasi vi dispiace rinunciare al fresco tepore della strada per chiamare un taxi, ma del resto le campane della chiesa vicina hanno battuto dodici colpi e la vostra prossima meta è abbastanza distante. L’auto arriva e, dopo essersi assicurato che nessuno di voi due passeggeri abbia la peste (Londra), il tassista apre il cofano per posare la valigia, faticando un po’ a incastrarla nel portabagagli che, come previsto, ospita già una balla di fieno di medie dimensioni (Australia). Dopo svariati minuti (e svariati microbaci), giungete alla vostra destinazione: il ristorante del vostro primo appuntamento. Hai capito che lei era la donna giusta per te nel momento in cui non ha riso quando hai ordinato una brodaglia macrobiotica che per mesi ha fatto dubitare gli amici della tua sessualità. La stessa brodaglia la ordini oggi insieme a un milkshake. Del resto, non puoi fare altrimenti, nonostante la tua leggera intolleranza. Non bere latte, infatti, è considerato illegale da svariati anni (Utah). La tua ragazza, intanto, ha chiesto uno stracchino e una weiss media, approfittando del fatto che c’è la tua zuppa che sta cuocendo a pochi metri (unica eccezione per ordinare la birra, in Nebraska). Mentre aspetti inizi a tamburellare con i piedi per terra, ma il cameriere intima di non continuare perchè altrimenti sarà costretto a chiamare la polizia (New Hampshire). Intanto ti ha portato la zuppa e tu la sorseggi avidamente e rumorosamente. Il cameriere, a quel punto, caccia te e la tua ragazza dal locale per evitare di chiamare davvero le forze dell’ordine (in New Jersey è illegale mangiare rumorosamente la zuppa). Con lo stomaco disturbato e una incazzatura colossale, uscite e decidete che l’unico modo per riparare la giornata è quello di sfogarvi con una sana scopata. Per risvegliare le vostre pulsioni lussureggianti, ricordate tutte quelle volte in cui avete dato sfogo ai vostri istinti violando la legge. Aver fatto sesso percorrendo una strada urbana con il sidecar (Norfolk, Virginia) è stata un’avventura da brividi, ma di certo mai quanto quella volta in cui lo avete fatto in piedi nella cella frigorifera di un negozio (vietato a Newcaste, Wyoming). Non c’è tempo di abbandonarsi ai ricordi quando si è già davanti all’albergo. Neanche il tempo di chiudere la porta della camera e già lei si si sfila il vestito, mentre tu invece ti sfili di tasca un preservativo. Dura lex, sed lex, igitur Durex (nel Nevada è proibito avere rapporti sessuali senza preservativo), ma del resto è bene essere protetti. Un simpatico cartoncino sul letto vi ricorda che è vietato darsi vicendevolmente piacere senza indossare le apposite camicie da notte (Hastings, Nebraska). Lo considerate un gioco e vi abbandonate l’uno all’altra per infiniti attimi. Quando emergete dal tripudio di lenzuola stropicciate, le dai finalmente un bacio degno di questo nome e ti muovi a fatica verso il bagno, nel buio. Essendo passate da un pezzo le 22, non puoi né pisciare in piedi come tuo solito (Svizzera), né tirare lo sciacquone subito dopo (Svizzera). Torni a letto e prendi lentamente sonno cullato dal profumo di chi, in fondo, ha reso la tua giornata degna di essere vissuta.

Tra le sue braccia ti senti a casa.

OPZIONE B

Decidi di fare una passeggiata in riva all’oceano per scrollarti di dosso la tua aria ancora assonnata. Camminando senti la brezza estiva che ti accarezza la pelle e ti abbandoni ai suoni della città, che intanto si fa sempre più lontana. Ma il tuo training autogeno da passeggio si interrompe bruscamente nel momento in cui senti le sirene (non quelle che abitano l’oceano, purtroppo). Un gruppo di forze armate affolla la spiaggia, su cui troneggia una balena morta evidentemente da poco. Ti avvicini un po’ e senti che alcuni carabinieri stanno litigando tra di loro per trovare il giusto metodo per tagliare la balena. La testa, infatti, in queste occasioni va conservata per il re, mentre la coda appartiene automaticamente alla regina, non si sa mai che abbia voglia di costruircisi un busto (Inghilterra). I poliziotti, dando prova di estremo pragmatismo, stanno esaminando la situazione. Ti avvicini con cautela per sentire di più. A quanto apparirebbe dalla perizia, le ferite sul dorso dimostrano che l’animale è stato sparato. Si tratta dell’ennesima vittima della Blue Whale, la banda di gangster che da diversi mesi terrorizza la costa, stuprando animali marini, ma solo se di sesso femminile, per evitare di finire in tribunale (Libano). Questa volta hanno commesso un errore. Uccidere una balena da un’automobile in corsa (cosa più che probabile, vista la profondità delle ferite) è illegale, a prescindere dal sesso dell’animale (Tennessee). Nessun avvocato, per quanto competente, potrà evitare loro l’ergastolo. Improvvisamente i poliziotti si accorgono della tua presenza e, visti i tuoi trascorsi nell’esercito, ti coinvolgono nelle indagini. Nulla di impegnativo, ovviamente. Si tratta semplicemente di andare a cercare delle informazioni al vecchio negozio di pesci tropicali in fondo al lungomare. Ci vai, soprattutto perchè per chiederti una mano hanno evitato di arrestarti, e trovi una piacevole sorpresa: le venditrici sono tutte in topless. Scopri che, a quanto pare, nei negozi di pesci tropicali è considerato legale per le commesse scoprire il seno (Liverpool). Del resto, si sa che i pesci amano le bocce. Dopo un attimo di smarrimento, cerchi la tua informatrice: una ragazza con i capelli blu e un pesce palla tatuato sulla spalla. Le spieghi sottovoce la situazione e lei ti dice queste esatte parole: “Vietato dare da bere ai pesci”. Non si tratta solo di una precisazione effettivamente valida come regola all’interno del negozio (Ohio), ma del codice che ti avevano mandato a cercare. Comunichi l’informazione a chi di dovere e , prima di tornare a casa, passi dalla pasticceria a comprarti un dolcetto per festeggiare il tuo compleanno e la tua mattinata da agente segreto.

Le leggi qui riportate rimbalzano da anni sul web. Non esiste un modo preciso per sapere se siano effettivamente tutte in vigore o rispettate. Chi fruisce di certi articoli tende a farsi una risata, e si concede a quello che si legge, la possibilità di essere considerato autentico. Del resto, l’assurdità del mondo che abitiamo non rende in qualche modo plausibile anche ciò che sembra altamente improbabile?

 

Illustrazioni di Sofia Buratti